Covid scuola, test ai prof: rifiuti, adesioni e primi positivi

Coronavirus, l'apertura delle scuole si avvicina: corsa contro il tempo per cominciare in assoluta sicurezza. La situazione dei professori.


L’inizio dell’anno scolastico si avvicina e prosegue la corsa contro il tempo per garantire la massima sicurezza nel percorso di istruzione. La situazione ‘coronavirus‘ relativa ai professori, come spiega il quotidiano La Repubblica, attualmente è ancora lontana dall’essere risolta. “Ho cercato di prenotarmi dal medico di famiglia che mi ha rinviato all’azienda sanitaria che, a sua volta, mi ha rispedito al medico. Alla fine della fiera cosa bisogna fare?”. La domanda se l’è posta una docente palermitana come segnala la Cisl scuola. E pare che non sia un caso isolato. Ma c’è dell’altro: i numeri, al momento, dicono che sono ancora molti i professori che devono fare richiesta di test. Si ricorda che i test sierologici sono volontari e gratuiti per insegnanti e bidelli da qui al 7 settembre.

La maxi operazione di screening per un avvio in sicurezza della scuola deve ancora acquisire ritmo: tre prof su dieci hanno declinato l’invito, spiega una prima ricognizione della Fimmg – il più corposo sindacato dei medici di medicina generale.
Sempre la Fimmig rende noto che in alcuni casi sono i medici stessi a contattare i propri assistiti anche se non previsto, poiché da protocollo sono i docenti a doversi fare avanti per effettuare il test.
“Questo disinteresse verso i test è un dato significativo, ma siamo in periodo di ferie, mi aspetto l’assalto dei nostri studi da lunedì prossimo, sarà un bel problema”, nota il segretario Fimmg Silvestro Scotti che nel frattempo afferma che c’è carenza di kit per i test e di dispositivi di protezione per i medici: “Stiamo riscontrando difficoltà ad avere informazioni su dove ritirarli, il materiale di protezione è insufficiente”.
Il commissario straordinario per l’emergenza sanitaria Domenico Arcuri ribatte, dicendo che circa due milioni di kit sono stati dati a tutte le Regioni o alle Asl già da 15 giorni.
Circa la gratuità del test riservato a bidelli e prof, c’è pure chi ha riscontrato situazioni opache. Sempre La Repubblica cita la testimonianza di un insegnante a Foggia: “Mi hanno chiesto 20 euro”.  “Se qualche medico chiede soldi faremo di tutto affinché perda il suo posto di lavoro”, ha tuonato la Fimmg.
La situazione varia da zona a zona: colpisce il caso della Val Seriana, dove c’è stata parecchia adesione nel prenotarsi ai test. Non a caso si parla di una delle aree più colpite dal coronavirus.
Nel frattempo sono giunti anche i primi esiti: i 1.334 test sierologi effettuati in Umbria in due giorni hanno visto 20 persone positive, che adesso sono in isolamento in attesa del tampone. Nel trevigiano si sono riscontrati altri 6 casi. A Bergamo si parla del 12% di positivi.
Certo il test “pungidito” non è un tampone, in quanto rileva se quella persona è entrata in contatto col virus o no (non è detto che il tampone dia poi certamente esito positivo). L’inizio della scuola, però, si avvicina e la corsa contro il tempo per cominciare in massima sicurezza si fa sempre più irta di ostacoli.




fonte: notizie.virgilio.it